Il Lavoro rende Liberi 2

Faccio una  breve premessa per la striscia successiva per spiegare ai lettori il significato di un testo così lungo, articolato e contestualizzato. Il testo in questione è un’email di risposta reale inviata da un uomo vero e reale, il compagno EMMEDIBI. Trovo che nelle parole dell’autore del testo ci sia la saggezza di chi ama il proprio lavoro e la propria vita e si trova troppo spesso ad affrontare individui, entità, soggetti che furono persone e che parlano con questo linguaggio aziendale che serve solo a nascondere bugie grosse come metropoli. Vi invito ad inviarmi testimonianze dai vostri luoghi di (non) lavoro perchè desidero comporre un affresco gattaccio quanto più variegato ed esaustivo possibile della situazione nella quale vivo anch’io insieme ad una grandissima parte della mia (colta, capace e titolata) generazione!
Un profondo ringraziamento ad EMMEDIBI.

6 Risposte

  1. emmedibi

    Ma qualcuno avrà il coraggio di leggersi tutta quella solfa? Il mio ex-datore di lavoro forse l’ha letta tutta, ma temo che in diversi punti non l’abbia capita. Infine, mi ha detto che non l’ha condivisa. Questo giusto per far capire grossomodo come era andata a finire.

    gennaio 29, 2011 alle 12:01 pm

  2. la donna di sale

    io l’ho letta, l’ho letta e all’inizio avevo voglia di scrivere un commento sarcastico del tipo ma come emmedibi, non ti sei gettato con le braccia intorno al collo del capo e lo hai baciato e ringraziato per averti concesso qualche altro mese di stipendio? Ricordandomi la faccia del mio ex-direttore quando dopo aver licenziato quasi tutti, senza tralasciare la fase di mancanza di chiarezza che portò avanti per qualche mese (finchè non finirono i progetti che gli stavano a cuore), mi richiamò perchè i miei servizi gli servivano e gli dissi che non ero interessata. Fu un attimo di panico, non capì, lui si aspettava le braccia al collo… poi ho letto il fatto che era il 12 dicembre, anche a me successe sotto Natale, io non ho una figlia ma qualcuno dei miei ex-colleghi si, altri facevano progetti e mi è passata un pò la voglia di essere sarcastica…

    gennaio 29, 2011 alle 1:17 pm

    • emmedibi

      Ciao, no, la cosa è parecchio più articolata. Mi spiego meglio: alla fine del primo anno con loro dovevano convertire il mio contratto in tempo indeterminato, cosa che non accadde (come si evince dalla vignetta), sebbene non fossimo in crisi. Per cui, presero il mio determinato e lo prolungarono fino alla fine del 2010. A quella data, però, eravamo reduci da 6 mesi di cassa integrazione e, quando per legge avrebbero per forza dovuto darmi l’indeterminato, mi hanno mollato: ho saputo che mi avrebbero mollato il giorno 22 dicembre sera a telefono, dopo aver chiesto che fine avrei fatto varie volte nei tre mesi precedenti e dopo che mi erano state proposte soluzioni che per legge erano inapplicabili.

      Poi, il 10 gennaio, come se niente fosse successo, mi hanno richiamato per un lavoro urgente che in azienda avrei potuto svolgere in serenità solo io (per questo mi avevano assunto).

      Oggi, 29 gennaio, col cliente credo già preso e col lavoro in partenza, non hanno ancora trovato un sostituto, probabilmente per non dover sottostare ad una condizione che ho posto per tornare al lavoro: avere PRIMA il mio TFR, che, considerata la situazione dell’azienda è una forma di garanzia nei confronti miei e della mia famiglia.

      E’ paradossale ma al momento mi sento più garantito dall’indennità di disoccupazione che dall’azienda (che in una mail successiva, riassumo malamente, arriva quasi a dichiarare che i patti non esistono per degradarli a misere cazzate che si dicono sempre).

      gennaio 29, 2011 alle 3:38 pm

      • la donna di sale

        ciao, scusa l’avevo letto questo post appena pubblicato ma avevo un pò di cose per la testa e avrei risposto senza molta partecipazione. Che gentaglia, non ci sono altre parole! Ma guarda anche senza i dettagli avevo immaginato che cosa ci potesse essere dietro perchè leggendo la vignetta avevo avuto la stessa sensazione che mi prendeva quando mettevo piede nel posto in cui lavoravo prima, forse per questo mi è venuto di raccontare quell’episodio, perchè me le posso immaginare la faccia e le mail di B. E anche l’atteggiamento disumano che ormai è diventato quasi la prassi nei confronti di chi offre lavoro. Disumano nel senso che ormai nel mondo del lavoro specialmente nelle piccole realtà, le regole esistono soltanto dal punto di vista formale ma in realtà chi offre lavoro non ha nessuna protezione è soltanto un tassello, un pezzo di carne da collocare e certe volte non importa nemmeno se sei bravo a fare il tuo lavoro perchè se anche sei molto bravo è raro che le tue capacità possano essere esplicate al massimo. Si è diffusa la convinzione che ti fanno un favore a farti lavorare e i favori da sempre si possono revocare. Tu con le tue giuste aspirazioni non gli solletichi neanche più la coscienza, ormai sono al punto che non le capiscono neanche più le tue motivazioni, non condividono. Io, non so se perchè sono eccessivamente orgogliosa o perchè troppo debole questo sistema non lo riesco a reggere, perciò ho sempre pensato che avrei dovuto lavorare in proprio e da un paio di anni sono diventata “piccola imprenditrice”, la cosa mi fa un pò ridere perchè stando tutto il giorno seduta davanti al pc, sento le piaghe delle cuciture delle pezze sul culo, ho solo l’illusione di star costruendo qualcosa di mio e forse sono un pò più libera ma so che molto presto potrei scontarla perchè potrebbe bastare un niente, tipo una malattia e non avrei la minima protezione, senza contare che riesco ad accantonare pochissimi contributi previdenziali… va beh, scusa sto facendo come chi va trovare un malato e si mette a raccontare di tutte le sue malattie… ma è che ci sto pensando sempre in questi giorni; si dice che siamo un popolo incapace di reagire e si da la colpa a secondo delle correnti di pensiero, alla cultura televisiva (che sicuramente da la botta finale), alla nostra italianità (dice che siamo così per natura) al partito dll’odio, al partito dell’amore… non ne posso più di queste stronzate…non sarà il nostro essere precari con tutto quello che ne deriva che ci rende deboli?

        febbraio 2, 2011 alle 7:28 pm

      • emmedibi

        @donna di sale:

        Sì, loro pensano di farti un piacere: anzi, si dichiarano stupiti dal fatto che tu non accetti la loro elemosina. Ma c’è una novità che testimonia che una volta tanto ci avevo ingarrato: questo mese non pagheranno gli stipendi. Quindi, come previsto, sono andato meglio con l’assegno di disoccupazione (di cui non ho ancora avuto la prima rata, ma almeno sono certo che arriverà)! I miei ex-colleghi in questo momento, pur essendo tutelati da un contratto, stanno anche peggio di me: molti hanno figli e spese, provengono da aree non ricchissime e non sanno dove andare, da soli o con la famiglia. Mia figlia al momento mangia ancora e qualche contatto risalente a quando, come te, facevo il libero professionista in condizioni magari non troppo diverse dalle tue ce l’ho ancora. Cerco di pensare positivo. Al mutuo per fortuna posso non pensarci per qualche altro mese ancora perché mi sono fatto bloccare le rate dalla banca e quindi tutto quello che entra in cassa posso conservarlo per tempi peggiori.

        febbraio 3, 2011 alle 1:22 pm

  3. molto forte e concreto, ma anche sobrio il tuo ultimo lavoro (chiamarlo solo vignetta, baloon, mi sembra un’offesa) sul lavoro che rende liberi…leggevo una cosa di Pazienza che parlando di se stesso diceva che lui non pensa mai ai soldi mentre lavora, semmai ci pensa prima o dopo. E riflettendo sui nostri tempi di SHIT, accade il contrario cioè che gli aziendalisti
    ci riducono a pensare ai soldi
    (stressati come siamo) durante il non lavoro (e non il lavoro!) (cioè il lavoro dove tu servi e non vieni visto come collaboratore e compagno di viaggio diciamo cosi). E alla fine il lavoro rende disoccupati chi ce l ha (nell illusione che sia un lavoro).

    beddu me pias

    gennaio 29, 2011 alle 1:49 pm

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